Le cose e le parole, le persone e il lavoro

Un articolo di Giorgio Del Mare

Già all’interno del mio libro “Le cose e le parole” (Sperling&Kupfer), scritto oltre vent’anni fa, parlando del mondo di allora, ebbi modo di sottolineare un elemento fondamentale nella relazione tra le organizzazioni e i soggetti che le compongono che, seppure lontano nel tempo, persiste tutt’oggi e ci dà uno spunto di rilievo per un’analisi critica del presente. 

Esiste una distanza intrinseca tra le esigenze strategiche, le aspettative verso i dipendenti, gli obiettivi economici di ogni impresa e le esigenze delle persone, dei singoli individui che la abitano, la vivono e che ricoprono vari ruoli al suo interno.

 Le dissonanze sono molteplici e sfaccettate e riepilogarle ci dimostra come le dinamiche che oggi stiamo vivendo, non siano poi così distanti dalle matrici che da sempre caratterizzano le dinamiche d’impresa:

  •  l’organizzazione vuole uniformità di comportamenti mentre gli individui agognano libertà espressiva;
  • l’organizzazione vuole distribuire le attività dividendo le responsabilità fra gli individui, mentre gli stessi desiderano essere i soli assegnatari dei task affidati per raggiungere un senso di completezza; 
  • l’organizzazione tende ad informare i dipendenti nella misura in cui questo sia strettamente necessario e finalizzato all’attività lavorativa, mentre il soggetto desidera recepire una visione d’insieme;
  • l’organizzazione basa la propria efficienza su organigrammi votati alla dipendenza gerarchica, mentre la soggettività produce energia e motivazione spesso in modo direttamente proporzionale all’indipendenza goduta.

Da allora, va detto, molta strada è stata fatta, per lo meno dalle aziende più virtuose e lungimiranti: maggiore attenzione e rispetto per la sfera individuale, promozione di iniziative di comunicazione diffuse e ad alto tasso di coinvolgimento, sviluppo di una flessibilità organizzativa che va incontro al singolo, anche grazie a modalità innovative di lavoro.

Gli appartenenti ad una comunità aziendale sono però esposti al susseguirsi delle tendenze di mercato, ai continui stravolgimenti degli scenari di business, ad accadimenti globali e locali che inevitabilmente incidono sulle loro vite: l’emergenza sanitaria in atto è meno straordinaria di quanto a volte si creda, si tratta piuttosto di un classico cambio di paradigma che stravolge il rapporto tra collettività e singolo, dentro e fuori dall’azienda. Ne abbiamo affrontati numerosi in passato e ne affronteremo altrettanti in futuro.

A fronte di ciò, anche le organizzazioni devono nuovamente rivedere le modalità con cui conciliano i bisogni delle persone con gli obiettivi aziendali.
Se i cambiamenti sono sempre più veloci anche la risposta di molte aziende è repentinamente accelerata, con un tempismo impensabile fino a qualche mese fa.

Non è certo il momento di fermarsi: l’incremento raggiunto va ulteriormente migliorato e occorre estendere al maggior numero delle imprese questo stile di gestione delle persone e del lavoro.

Poiché Persone e Lavoro, sono e saranno le parole chiave dei prossimi anni, minacciate da importanti turbolenze, ma sempre e da sempre foriere di buone e nuove opportunità.