Engagement delle persone: la sfida autunnale delle imprese

Un articolo di Luca Chiappa

La pandemia, al netto delle ripercussioni che ancora non conosciamo e si riveleranno da qui alla fine dell’anno, ha già avuto profonde implicazioni non solo in ambito economico e sociale o a livello di organizzazione del lavoro, ma anche sul più profondo piano emotivo delle persone.

Trascorsa la classica e italianissima pausa agostana, le imprese si accingono a dare una scossa all’attività produttiva e alla curva del fatturato, talvolta accompagnandola da una malcelata speranza di “recuperare il tempo perduto”. Per i vertici di qualunque organizzazione è, dunque, inevitabile rendersi conto di come il bandolo della matassa sia quello spirito di rinascita che può fare la vera differenza se condiviso e agito convintamente.

La chiave per risollevarsi è ancora una volta nelle mani di ogni singolo dipendente.
È quindi la cultura aziendale l’elemento centrale che porta a dividere il mondo del business tra realtà più e meno forti. Le prime perché sostenute da valori radicati e quindi agiti nel quotidiano, le seconde nelle quali un profondo scollamento tra le dichiarazioni dei vertici e la realtà indebolisce l’engagement, correndo il rischio di sprofondare ogniqualvolta vi sia da fronteggiare una crisi.

Al di là di ogni contingenza, le aziende che si distinguono grazie ad una cultura aziendale fondata su valori condivisi e orientate verso la felicità organizzativa possono contare su un ambiente di lavoro dove la necessaria spinta alla produttività ed al raggiungimento dei risultati di business si coniuga alle esigenze delle persone e del contesto affettivo di cui sono parte. Contesto che li accoglie ad ogni timbratura in uscita o termine dell’attività di Smart Working.

Ciò tiene alto il morale dell’equipaggio anche durante una tempesta come quella che il mondo intero sta attraversando.
Nonostante numerose aziende presentino sul sito istituzionale slogan che inneggiano alla centralità della persona o alla sostenibilità sociale (magari ben confezionati da un’ottima funzione di Comunicazione Esterna), quante saranno le organizzazioni che, invece, in questi mesi hanno:

  • utilizzato gli ammortizzatori sociali, abbondantemente e con noncuranza,
  • abbassato il tenore di vita delle loro persone;
  • utilizzato lo strumento delle ferie forzate oltre l’effettivo bisogno;
  • mancato di comunicare con trasparenza ed empatia i “Perché” concreti di tali dolorose scelte se giustificate?

Non è dato sapersi. Quel che è certo è che ora, ai nastri di partenza della sfida autunnale che ci attende, le aziende virtuose hanno a disposizione una squadra che potrà fare la differenza, le altre un esercito di demotivati.

Se, a questo punto, sussiste in voi anche il più piccolo dubbio su a quale dei due insiemi appartenga la vostra azienda forse è il caso di somministrare un’indagine sull’engagement, ciò come base per decidere se e quali correttivi mettere in campo al più presto.

Tra questi è facile immaginare che un piano strategico di comunicazione interna sarà fondamentale per rigenerare le persone e il loro committment sul lavoro.