Leadership in tempo di crisi: saper essere il faro che illumina la rotta.

Le emergenze ribaltano gli scenari, cambiano i ruoli e stravolgono i piani, spazzando via ogni certezza, punto di riferimento, linea guida. Gli esseri umani sono animali adattivi, lo dimostra la storia, ma, nel contempo, routinari, bisognosi di indirizzi e e leader a cui affidarsi; è proprio questo aspetto ad essere messo a dura prova in queste settimane di allarme sanitario e conseguente navigazione a vista.

Lo stile di comunicazione di capi e responsabili deve necessariamente evolvere ad uno stadio più vicino, caldo, coinvolgente, relazionale, meno orientato all’informazione operativa. L’obiettivo dei leader in epoca di pandemia non è promuovere l’attività, spingere sul business, mostrare numeri e target di trimestre, ma offrire una leadership emotiva, un supporto durevole: saper essere il faro che illumina la rotta, la luce che indica la via verso la ripresa, con ottimismo e fermezza.

Questa delicata fase della storia è un’opportunità unica per creare connessioni significative con le proprie persone, un rapporto fiduciario che si consolida nella figura del leader presente, attento, disponibile ed empatico, capace di sostenere l’organizzazione in termini non solo operativi ma relazionali, di stare nel presente ma per imparare il futuro.

La comunicazione dei leader deve necessariamente passare da prescrittiva e direttiva, a supportiva e partecipativa, evolvendo ad uno step emotivo che lega il responsabile alle sue persone come un capitano al suo equipaggio.

La leadership è diffusa, ognuno svolge il proprio dovere in smart working, ma la rotta è tracciata da un’unica persona che ha la responsabilità di comunicare chiaramente la direzione da seguire.

Comunicazione che viene intesa non più come abitudine operativa, ma come leva strategica di coesione, gruppalità, condivisione e progettualità per il futuro, espressa dagli imprenditori e dai manager che nei fatti sostengono la speranza operosa delle nostre imprese.