Aziende in Italia: efficienti o inefficienti?

Un articolo di Katherina Tsalikis

Ogni anno incontro migliaia di persone fra professionisti della formazione, responsabili HR, coach e clienti; dialogando con loro emergono frequentemente lamentele o commenti negativi sull’inefficienza della propria azienda o del proprio capo.

Recentemente insieme ai miei colleghi di ProperDelMare ho sviluppato un progetto di cambiamento culturale in un’azienda del settore finanziario dove abbiamo stimato un’efficienza percepita media pari al 55%. Mi sono quindi chiesta: che valore avrà l’efficienza percepita nelle altre aziende?

Ho deciso di indagare il tema più in profondità lanciando una semplice domanda su LinkedIn: quanto pensi sia efficiente la tua azienda?

Le risposte delle 50 persone che hanno partecipato purtroppo non sono state positive.

In linea generale c’è la percezione che le aziende stiano perdendo valore a causa dei lenti processi burocratici, della mancanza di collaborazione tra i reparti e soprattutto dell’incapacità del top management di fissare le priorità e guidare il brand verso gli obiettivi strategici con una leadership adeguata ai risultati da raggiungere.

Le persone si trovano spesso nella situazione di dover gestire tutte le attività come “urgenti”, senza che venga attribuita correttamente la priorità secondo la quale procedere. Questo meccanismo porta a lavorare con sempre maggiore affanno, frustrazione, stanchezza fisica ed emotiva, causando in alcuni casi un calo drastico dell’engagement, un fattore che può mettere a rischio la produttività dei singoli con conseguenze decisamente negative sui risultati finanziari dell’azienda.

Mi chiedo se nella formazione manageriale che le aziende erogano ci si concentri solamente sugli aspetti più generici della “leadership” e della “motivazione della propria squadra”, tralasciando l’importanza cruciale di tematiche come la definizione delle priorità aziendali e la strutturazione di un metodo di lavoro orientato all’efficienza e al raggiungimento degli obiettivi, piuttosto che al fattore tempo.

Ho raccolto molte lamentele da parte di persone che si sentono in colpa perché escono dall’ufficio alle 18 per andare a fare la spesa, a prendere i figli, o semplicemente perché hanno concluso le attività lavorative di una giornata impegnativa e stressante.

Potremmo attribuire una parte della responsabilità di questo senso di colpa alla cultura italiana, mentre chi come me ha lavorato all’estero sa che esiste uno stile di lavoro ben diverso, ma non meno produttivo. Oppure potremmo concentrarci non tanto sulle cause, ma sulle azioni da compiere per cambiare questo mindset culturale, per il bene del nostro Paese!

Ognuno di noi ha un ruolo e una responsabilità ben precisa: i leader devono lavorare per cambiare la cultura aziendale e fissare le priorità che porteranno efficienza e valore; i collaboratori devono definire e pianificare, insieme al proprio capo, le attività importanti, negoziando le scadenze laddove sia necessario e utilizzando fatti concreti per dimostrare la perdita di valore insita nel modo attuale di lavorare.

Di seguito trovate i dati raccolti dalle 50 persone che hanno partecipato all’indagine sull’efficienza nel mese di ottobre 2019.